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LA “VERA DESTRA” CHE FA VINCERE LA SINISTRA

L’Europa è momentaneamente attraversata da diversi partiti di destra (o estrema destra, come qualcuno li definisce attualmente) che secondo le “vedove” giornalistiche di sinistra ed estrema sinistra porteranno inevitabilmente l’Europa a svoltare verso una destra sempre più estrema, nazionalista, euroscettica e chi più ne ha più ne metta. Ma è veramente così?

Il caso più eclatante è quello di Alternative fur Deutschland – AfD, partito divenuto ormai noto per essere “neo-nazista”, anche se la realtà è ben più complessa di così ma certamente si parla di un partito che accoglie al suo interno frange particolarmente estremiste dello scenario politico tedesco. AfD negli ultimi anni ha visto il suo consenso crescere esponenzialmente, fino al risultato della vittoria del Land della Sassonia-Anhalt, dove sono arrivati al governo grazie all’appoggio del partito Alleanza Sahra Wagenknecht – BSW, formazione di sinistra composta da fuoriusciti dal partito di estrema sinistra Die Linke in contrapposizione con le posizioni ufficiali su vaccini e guerra russo-ucraina.

Negli altri Land però non è andata esattamente allo stesso modo: nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore l’AfD è risultato il primo partito con il 39,5% dei voti, schiacciando totalmente la CDU (Unione Cristiano-Democratica, centro / centro-destra) e l’FDP (Partito Liberale Democratico, centro-destra) che sono persino rimaste fuori dalla soglia di sbarramento. Risultato finale? I socialisti di SPD, la Linke e i Verdi hanno la maggioranza per governare il Land che sarà quindi molto probabilmente governato dalla socialdemocratica Schwesig. A Berlino, città-Land nonché capitale della Germania, l’AfD ha quasi raddoppiato i suoi voti, arrivando al 16% mentre la CDU ha perso 9 punti scendendo a quota 20%. La composizione del parlamento locale è dunque di 47 seggi per la Linke, 34 per la CDU, 29 per AfD, 26 per i Verdi e 22 per l’SPD. Fissando la soglia per la maggioranza a 80 seggi, una coalizione di destra CDU-AfD non è sufficiente (63), mentre potrebbe essere possibile una coalizione che escluda sia l’AfD che la Linke (82) ma la maggioranza più ampia l’avrebbe una coalizione di sinistra Linke-Verdi-SPD (95). In ogni caso, a vincere le elezioni è stato un centro-sinistra.

A oggi tutti i sondaggi indicano AfD come primo partito con un potenziale del 29%, seguito dall’Unione CDU-CSU (i cristiano-sociali bavaresi) al 20%, poi i Verdi al 14,5%, l’SPD al 13% e la Linke all’11%, tutti gli altri partiti sarebbero sotto la soglia di sbarramento del 5%. AfD però si fermerebbe così a 202 seggi e le uniche ipotesi di maggioranza sarebbero o un’alleanza AfD-Unione oppure l’ennesimo governo di larghe intese con Verdi e SPD che sarebbero però maggioritari in numero parlamentare rispetto alla CDU, cosa che non era mai accaduta nella storia tedesca visto che finora le Grosse Koalition avevano sempre avuto la CDU come forza trainante.

Un altro esempio di “vera destra” è Vox in Spagna. Dopo che Sanchez ha deciso di sciogliere le camere, è partita la campagna elettorale spagnola e a oggi i sondaggi indicano il Partido Popular nettamente avanti con il 32,5%, seguito dal PSOE di Sanchez al 27% poi proprio Vox al 19% e l’estrema sinistra di Sumar al 6%, poi ci sono decine di partiti regionalisti frutto della forte connotazione localista di regioni come la Catalogna o i Paesi Baschi. La maggioranza si raggiunge con 176 seggi e a oggi una coalizione di destra PP-Vox si attesterebbe tra i 199 e i 212 seggi per cui una soglia più che sufficiente. Però c’è un però.

Riavvolgiamo il nastro fino all’estate 2023. Anche in quel caso Sanchez, dopo quattro anni alla guida del suo terzo governo, aveva subito delle sconfitte elettorali nelle regionali e aveva quindi indetto nuove elezioni, anticipando di sei mesi la fine naturale della legislatura. I sondaggi dei primi di giugno indicavano il PP avanti con il 34%, il PSOE al 26%, Vox al 14% e Sumar al 13%. Anche in quel caso, una coalizione PP-Vox sarebbe stata sufficiente, con 180 seggi potenziali su 176. Certo, una maggioranza più risicata, ma sufficiente.

Durante tutta la campagna elettorale, il leader di Vox Santiago Abascal si impegnò duramente a contrastare la leadership di Feijoo, candidato del PP. Abascal ha definito i popolari come “socialisti azzurrini”, più interessati a battere Vox che non il PSOE e Feijoo una persona non affidabile per formare un governo.

All’ultima settimana di sondaggi, il PP era sceso leggermente ma comunque molto vicino al 34%, il PSOE aveva recuperato ben 2 punti arrivando al 28%, Vox era scesa al 13% e Sumar era salita al 13,5%. Risultato finale? I popolari al 33% con 137 seggi, il PSOE al 32% con 121, Vox al 12% con 33 seggi, Sumar al 12 con 31 seggi e poi ben 28 seggi alle formazioni locali, portando Sanchez di nuovo al Governo con l’appoggio di tutti i partiti localisti tranne la Union del Pueblo Navarro.

Per queste elezioni, Vox sembra aver aperto la campagna elettorale con un atteggiamento leggermente diverso, perlomeno non incentrato su Feijoo e sul PP ma piuttosto su Sanchez e il PSOE. Tuttavia se nel 2023 Vox alla fine aveva persino accettato di far parte di un Governo Feijoo senza partecipare con ministri propri, stavolta ha preteso di far parte del governo, vedremo se la mossa sarà vincente o se vivremo l’ennesimo governo Sanchez.

Veniamo alla “vera destra” di casa nostra, Futuro Nazionale. Stando agli ultimi sondaggi, il partito di Vannacci sarebbe tra il 7,5 e l’8%, con il Campo Largo avanti di 2,5 punti sul Centrodestra. Una scelta quantomeno curiosa, quella di Vannacci, perché forse ci si è dimenticati di come è nato il “fenomeno Vannacci”.

Roberto Vannacci ha pubblicato, nel 2023, il libro Il mondo al contrario, nella quale ha esposto le sue discutibili visioni sulla società contemporanea. La notorietà data dal libro – e dalla immediatamente successiva autobiografia Il coraggio vince – portò il segretario della Lega Matteo Salvini a proporlo come candidato indipendente della Lega alle elezioni europee del 2024. Il risultato è di 555.980 preferenze personali. Un risultato sicuramente rispettabile, ma che è pari a un 2% del panorama elettorale complessivo. Da lì, Vannacci è stato persino nominato vicesegretario federale prima di dare vita, all’inizio del 2026, al movimento Futuro Nazionale, uscendo dal centrodestra e iniziando a votare sistematicamente contro i provvedimenti del Governo Meloni.

Dopo che la candidatura dei vannacciani alle suppletive di Reggio Calabria non ha portato scossoni, con la conferma del Centrodestra nonostante quasi l’11% del candidato di FN, il partito di estrema destra ha visto un calo del suo consenso di più di mezzo punto percentuale, tutto recuperato dal Centrodestra. La speranza di Giorgia Meloni e dei suoi è che gli esempi esteri, testimonino come la gara a far vedere chi è più “di destra” porti spesso a far vedere agli elettori nella sinistra un’alternativa più credibile. Vista la sinistra italiana, speriamo che tra i due litiganti il terzo non goda.

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