Chiunque conosca la politica civitanovese sa che se vuole godersi una farsa tragicomica gli sarà sufficiente bazzicare qualche bar sotto il Palazzo Comunale e salire solo in occasione dei consigli comunali.
Nel Consiglio comunale del 14 ottobre è stata discussa la mozione di sfiducia contro il Sindaco Fabrizio Ciarapica, presentata e firmata da ben 12 Consiglieri comunali: tutto il Centrosinistra a partire da Francesco Micucci, il civico Giuseppe Lepretti (consigliere per SiAmo Civitanova, lista a sostegno di Silvia Squadroni) e il “pacchetto” di Fausto Troiani con i consiglieri di Vince Civitanova e il “misto” Nicolò Renzi.
Da lì, sono partite molte riflessioni perché letteralmente sarebbe sufficiente un solo altro voto per “mandare a casa” Ciarapica. Sarebbe anche un atto dovuto nei confronti della città di Civitanova, se il motivo fosse la gestione personalistica del governo cittadino, l’uso sconsiderato di fondi pubblici, i disastri urbanistici e la vicinanza, più o meno voluta, a soggetti decisamente poco raccomandabili. Purtroppo, il motivo che muove questa sfiducia è un mix tra interessi politici, ripicche personali e la necessità di assestare un duro colpo a Futuro Nazionale, di cui Ciarapica è Coordinatore regionale nonostante abbia fatto ben due candidature alle elezioni regionali, nel 2020 e nel 2025, con Forza Italia.
In questa farsa tragicomica, ognuno ha un ruolo: Francesco Micucci il principe azzurro, non certo per meriti e portamento ma unicamente per il colore del suo maglione; Fabrizio Ciarapica il ruolo del Re orco; Fausto Troiani l’antieroe maledetto che si ravvede sulla via di Fontespina; Silvia Squadroni interpreta Maga Magò; Fratelli d’Italia invece recita purtroppo la parte peggiore. L’inutile idiota.
Riavvolgiamo i nastri: 19 settembre 2026. Alla notizia della mozione di sfiducia, parte subito Pierpaolo Borroni, Consigliere regionale di Fratelli d’Italia e civitanovese doc – nonché secondo le ricostruzioni dell’epoca candidato in pectore per il dopo-Ciarapica – che dichiara quanto segue: “Il Sindaco ha fatto delle scelte non condivise con la stessa coalizione che lo ha portato ad avere la fascia tricolore. Questa situazione ha creato delle fortissime tensioni e ormai la crisi è evidente. Davanti a un Consiglio comunale che lo lascia appeso a un filo, il Sindaco dovrebbe saggiamente fare un passo indietro“. Quindi sostanzialmente richieste a mezzo stampa – direttamente all’Ansa – di dimettersi per non essere sfiduciato in aula. Una presa di posizione ferma e chiara.
30 settembre 2026. Dieci giorni dopo il perentorio ammonimento del Consigliere Borroni, si riunisce il Direttivo di Fratelli d’Italia Civitanova Marche. Ci si aspetterebbe solo di delineare il modo con cui colpire, dal momento che in quei 10 giorni di ipotesi di dimissioni di Ciarapica non se ne era nemmeno parlato. Alla riunione, tenutasi allo chalet Antonio – balneare di proprietà di Andrea Ruffini, Capogruppo in Consiglio Comunale per Fratelli d’Italia, e parzialmente ricostruito grazie ai fondi del bando “Centri commerciali naturali” – c’erano tutti, dal commissario al sagrestano. E non si è arrivati a una linea: metà partito proponeva di votare contro la sfiducia, l’altra metà di astenersi. Ma come? Il perentorio ordine di dimissioni dal megapartito, risolto in un “o lo teniamo in vita, o lo teniamo in vita e per gli zebedei”? Non è che la valutazione è figlia degli ultimi due atti amministrativi, ovvero la variazione di bilancio da tre milioni di euro, una succosa mancetta in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo, e la nomina di un nuovo assessore donna al posto di Roberta Belletti, anche lei epurata da Ciarapica in quanto esponente di Vince Civitanova.
Si arriva al gran giorno ed ecco qua tutti i voltafaccia: Nicolò Renzi non si presenta, indebolendo il fronte contro Ciarapica; Silvia Squadroni, candidata a Sindaco nel 2022 con una civica e con il Movimento 5 Stelle, compagna di vita dell’avvocato Alberto Feliziani (tesserato con Fratelli d’Italia), che vota contro la sfiducia, sostenendo a tutti gli effetti il Sindaco – e chissà che a questo punto non prenda proprio lei la casella da assessore donna; FdI, compattamente, ostinatamente e severamente…si astiene. Ciarapica salvo con una mozione di sfiducia approvata da “solo” 11 consiglieri su 25. “Sindaco – ha detto Ruffini – lei è un Sindaco di minoranza nella sua stessa maggioranza. La nostra astensione non è un salvataggio, ma una condanna politica del suo operato“. Piacerebbe anche a me commettere un reato e avere un giudice che, condannandomi, non mi fa nulla.
E quindi si prosegue, avanti con Ciarapica, avanti con il suo metodo, avanti con l’amichettismo, avanti con la desolante distruzione della prima città della provincia di Macerata. Attenzione però, non ci si illuda che con il Centrosinistra possa essere meglio. Per cambiare, per cambiare davvero, c’è da ripulire tutto un sistema incancrenito. Cosa che può riuscire solo a qualcuno totalmente fuori dagli schemi, con una dose di coraggio sopra la media. Non chiediamo Batman, basterebbe un Commissario Gordon.


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