Vi ricordate quella magnifica sorte e progressiva delineata dalla Riforma Delrio per abolire le province? Un percorso iniziato in verità già da Monti ma divenuto poi “realtà” con Delrio.
Vi ricorderete sicuramente la tiritera del taglio dei costi della politica e il superamento degli enti inutili. Nonostante tutto questo fosse stato ampiamente imputato alle province – vai a capire perché, forse perché sono 110 e altri enti ben più onerosi sono solo 20 – eppure le province non sono state abolite.
Si sono infatti trasformate, come ormai abbastanza noto, in enti amministrativi di secondo livello, che quindi vengono costituiti a seguito di elezioni di secondo livello. Se prima del 2014 ognuno poteva votare per il rinnovo della propria Provincia, votandone il Presidente e i componenti del Consiglio, ora questo diritto è nelle esclusive mani dei Sindaci e dei Consiglieri comunali. Il Presidente della Provincia può essere solo un Sindaco di quella Provincia, il Consigliere provinciale può essere solo un Consigliere comunale di un Comune di quella provincia. Non solo, si votano solo tra loro, con un sistema ponderato per cui la popolazione del comune viene divisa per il numero di consiglieri espressi e questi dunque rappresentano idealmente quel quoziente di cittadini.
Un bel sistema pienamente democratico: facciamo alcuni esempi pratici sulla provincia di Macerata, per restare nel territorio marchigiano. I comuni sono stati divisi in 5 fasce: fascia A (comuni fino a 3.000 abitanti), fascia B (da 3.001 a 5.000), fascia C (da 5.001 a 10.000), fascia D (da 10.001 a 30.000) e fascia E (da 30.001 in su). Ai rappresentanti di questi comuni è stato dato un indice di ponderazione: un Consigliere comunale di Monte Cavallo (comune meno popolato della Provincia di tutte le Marche con i suoi 94 abitanti) conta di ben 31 voti, il Presidente del Consiglio comunale di Civitanova Marche (primo comune della Provincia) pesa per 466 voti.
Fin qui tutto giusto – relatable – ma la cosa più divertente succede andando a vedere i reali “pesi” elettorali: il Consigliere comunale meno votato dei comuni di fascia E (Paolo Pesci, 55 preferenze a Macerata con la Lega) si troverà a rappresentare 466 persone, quindi 411 in più di quelli che lo hanno eletto; Mirta Romagnoli (Consigliera comunale di Urbisaglia, comune più grande di quelli in fascia A) rappresenterà 31 persone nonostante sia stata votata da 130 cittadini.
Ovviamente, questo sistema usa una ponderazione che ha quindi delle storture. Certo, si potrebbe ulteriormente “personalizzare” il voto dividendo semplicemente la popolazione del Comune rappresentato per il numero di aventi diritto al voto e dando a quel voto quel peso ponderato. Per esempio se Recanati ha – al 1° gennaio 2026 – 20.588 abitanti e 17 consiglieri comunali (16 consiglieri più il Sindaco), ogni avente diritto al voto “pesa” per 1.211 voti; Macerata, che ha 40.689 abitanti al 1° gennaio e 32 consiglieri Sindaco compreso, ogni consigliere “pesa” 1.271 voti. Se lo rapportiamo in percentuale al totale della popolazione della provincia di Macerata (304.163), un consigliere di Recanati pesa lo 0,40%, un consigliere di Macerata lo 0,42%. Attualmente il rapporto è 0,30% a 0,47%, quindi è evidentemente squilibrato.
In ogni caso, le province non sono state abolite e recentemente le province delle Marche sono state tutte rinnovate nei loro Presidenti, con 4 vittorie del Centro-destra e una del Centro-sinistra. Il Centro-destra ha vinto a Pesaro-Urbino con Alberto Alessandri, Sindaco di Cagli; a Macerata con Alessandro Gentilucci, Sindaco di Pieve Torina; a Fermo con Michele Ortenzi, Sindaco di Montegiorgio (peraltro senza sfidanti); ad Ascoli Piceno con Fabio Salvi, Sindaco di Venarotta. Il Centro-sinistra ha vinto solo ad Ancona con Daniele Carnevali, Sindaco di Polverigi, che ha avuto la meglio su Luca Paolorossi, Sindaco di Filottrano e candidato per il Centro-destra.
Ora però siamo di fronte a una delle assurdità amministrative: nella Riforma Delrio, le scadenze elettorali del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale erano sfalsate, per cui per esempio a Macerata nel 2024 si è votato per il rinnovo del Consiglio e nel 2026 per il nuovo Presidente; al Senato, nei giorni scorsi, è stato approvato il decreto Pubblica Amministrazione secondo cui queste scadenze devono essere invece sincronizzate (giustamente!); la nuova legge prevede però che la durata dei Consigli venga quindi prorogata fino alla scadenza del mandato. Per tutti? No. Solo per quelli che non dovevano essere rinnovati entro il 2026.
Ergo, tutte le province delle Marche devono essere riconvocate per eleggere i nuovi Consigli provinciali entro l’anno 2026. Il tutto perché questa situazione è stata lasciata sospesa dal 2014 senza che nessuno si ponesse il tema di cosa sarà di questo organo amministrativo, gestito da Sindaci che fanno i Sindaci “part-time”, Consiglieri senza gettone ma con deleghe, e centinaia di dipendenti che garantiscono i cosiddetti servizi. Quali?
Resta in capo alla Provincia la pianificazione territoriale (do you remember discarica?), la pianificazione dei servizi di trasporto nonché la costruzione e gestione delle strade provinciali e la circolazione stradale, la programmazione ed edilizia scolastica (tutte le scuole superiori!); raccolta elaborazione dati e promozione delle pari opportunità.
Praticamente noi stiamo dando strade, scuole e rifiuti in mano a gente che lavora part-time? Diteci che è uno scherzo, oppure decidete cosa volete fare con queste province, invece di “allineare le scadenze” – e quindi rinviare il pallone fino al 2030. Le volete riportare in auge con persone che siano concentrate su questo? Bene, reintroducete l’elezione diretta di Presidenti e Consiglieri – anche magari scelti dal corpus di amministratori comunali – rimettendo la parola ai cittadini. Pensate che non servano? Passate le competenze alle regioni o ai comuni, in base alle possibilità economiche. Ma qualsiasi cosa pensiate di fare, l’auspicio è che ponga fine a questo cervellotico mostro.


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